I menù per chi li legge e chi li faPensieri sui menù

Il mio menù

di Franco Chiarini

Certamente se guardiamo la scheda di catalogazione, che abbiamo redatto in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Archivistici, sappiamo bene quali sono gli elementi essenziali che costituiscono un menù. E quindi questo non può che essere, al di là delle preferenze personali, un criterio oggettivo che determina un valore positivo per i menù….

PQM

I più

  • Un menù top che mi attrae deve avere questi elementi essenziali:

data e luogo e un’intestazione (chi o perché è stato prodotto: un’associazione, una ricorrenza, un evento?…) anche se il fascino del menù è la complessità, è la presenza di tante variabili da scovare e non sempre appariscenti a prima vista…

  • Una bella grafica a colori o meno e soprattutto se c’è l’autore. Si se c’è l’autore. Occorrerebbe creare una storia dei grandi grafici dei memù, spesso grandi artisti. Pensiamo che l’unica collezione di menù-non-menù, quella del Bon-Bock è tale grazie alla grafica
  • Se c’è una tecnica individuabile: litografia, incisione…ma quanto meno tutto a stampa
  • Se c’è l’indicazione della tipografia/litografia
  • E se è gauffrato e/o fustellato ancora meglio
  • Vini millesimati: per me molto importante specialmente se abbinati ai piatti
  • Mi interessano anche le ‘carte dei vini’, perché scopri le loro gerarchie tramite i loro prezzi, la storia dei vini delle diverse nazioni, la loro frequenza, ecc. ecc.
  • Sinceramente non mi appassionano i menù autografati da personaggi celebri (spesso anche con prezzi alti perché incrociano diversi collezionismi), ma ovviamente hanno generalmente una certa attrazione specialmente se del mondo della gastronomia o strettamente attinente a quel menù
  • I menu con disegni ‘a mano’ sono sempre entusiasmanti in specie se ovviamente di buona fattura e non necessariamente di artisti affermati. Soprattutto acquarelli e matita, cioè con metodi all’impronta o comunque ‘di getto’…
  • Comunque sia, specialmente dopo l’inizio del 3° millennio i menù dell’800 cominciano ad avere un bel fascino. Fanno la differenza anche quelli degli ultimi anni del secolo che rispetto a quelli di pochi anni dopo (ai primi del’900) pur essendo in gran parte simili creano un grado superiore di appeel,,almeno a me.
  • Non so perché, ma tendo a valorizzare i menù di una sola facciata che contengono cioè tutto in un unico sguardo (salvo poi con pazienza scoprire i mille segreti che contiene). Forse immagino che la esposizione/riproduzione in una mostra, in una pubblicazione o inquadrati in una bella cornice è difficilmente il destino dei menù a libretto.

I meno

  • I matrimoni, fidanziamenti, battesimi

Che strano in queste feste difficilmente la grafica è nella. Forse è un ceto medio non abbastanza esteticamente evoluto.

  • Certamente se non è stampato in importanza segue per me la scrittura a mano (se è buona), poi scrittura ad alcool (quella azzurrino/violetto), poi macchina da scrivere che davvero difficilmente attrae…
  • Non mi attraggono particolarmente i menù di navi e di aerei. Se ne trovano in abbondanza (in genere sono carte di ristoranti  e non menù veri e propri) anche perché spesso sono appariscenti e succede spesso che il viaggiatore se li mette in valigia.Sono spesso anche pretenziosi come grafica, ma altrettanto banali se si escludono alcuni di navi di oltre un secolo fa, i menù papali in aereo sempre interessanti anche storicamente (è una delle poche occasioni in cui si possono avere menu del Papa!). Anche per il treno sono rari quelli belli, ma mi attirano i menù (quelli si sono menù e non ‘carte di ristorante’) delle inaugurazione delle tratte ferroviarie oppure di stazioni ferroviarie oltre quelli di celebri treni come l’Orient Express’..originali

Ovviamente Zeppelin e Titanic sono fuori categoria…

Articolo di Franco Chiarini

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Menu Associati

“Menù Associati” l’unica associazione culturale al mondo di collezionisti e istituzioni dedicata alla storia dei menù… ai menù nella storia.

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